Il corbinismo incasina anche la pubblicità

18 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 19 AGO 19
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P osso menzionare Nigel Farage? Certo che sì. Scrivo per lo Spectator, e ai suoi lettori interessano tutte le idee e i personaggi, anche quelli con cui non sono d’accordo”, scrive Paul Burke. “I lettori di Campaign, il settimanale di riferimento delle aziende pubblicitarie, non sono così di larghe vedute e molti di loro si sono scandalizzati per un’intervista a Farage. Perché? Sicuramente Farage è il personaggio ideale per Campaign dato che ha sviluppato un legame profondo con milioni di consumatori, una cosa che la maggior parte delle aziende si sognano. Penserete che gli addetti ai lavori nel mondo della pubblicità saranno curiosi di sapere come ha fatto, dato che costruire brand e creare una connessione con milioni di persone è lo scopo principale del loro lavoro. Ma vi sbagliate. Per quasi vent’anni, l’industria pubblicitaria si è finta di sinistra. Anziché parlare di pubblicità, le pagine di Campaign sono piene di addetti ai lavori che sbandierano i valori liberal che piacciono all’establishment. Anche se la pubblicità resta l’apice del capitalismo, a loro piace fingere che sia una cooperativa compassionevole, altruista e quasi anticapitalista.
E’ difficile immaginare un’industria più spietata e più di destra del marketing, il cui scopo è capitalizzare sul capitalismo e fare tanti soldi. Questo modus operandi è stato creato da Charles Saatchi e Margaret Thatcher, e Campaign è di proprietà di Michael Heseltine (ex vicepremier Tory, ndt). E’ difficile essere più conservatori di così. Tuttavia, è raro trovare una persona nel mondo della pubblicità che ammette di ammirare la bravura di Nigel Farage a vendere il suo prodotto. Questa mancanza di creatività potrebbe essere una delle ragioni della crisi del settore. Vent’anni fa, il mondo della pubblicità ha avuto successo perché si è affidato ai disadattati, ai cani sciolti e ai personaggi anti establishment; la gente che guarda alle cose in modo diverso. Persone tipo… beh… Nigel Farage”. Burke sostiene che il clima attuale sia colpa dell’ideologia del New Labour. “Nel 1997 ho avuto un ruolo nella campagna pubblicitaria che ha contribuito a fare diventare Tony Blair primo ministro. Il metodo era semplice, astuto ed efficace: prendi le politiche dei conservatori, rimuovi il confezionamento blu (il colore dei Tory, ndt), impacchettalo col rosso, e sostituisci la ‘r’ di ‘Tory’ con la ‘n’. Ha funzionato a meraviglia, consentendo alle persone di votare per il Labour senza rinunciare ai privilegi del mercato libero. Ma questo ha dato vita alla cultura opprimente del pensiero di gruppo che dura ancora oggi”. Tuttavia, la sinistra inglese è molto cambiata rispetto a vent’anni fa. “I pubblicitari potevano tranquillamente votare Blair, sapendo che il suo partito non avrebbe danneggiato la loro industria – conclude Burke –. Non è più così. Corbyn e McDonnell odiano la pubblicità. Quindi se la scelta si riduce ai due estremi, l’industria deve accettare una dura verità: meglio abbandonare le pretese e tornare alle proprie radici di destra”. (Traduzione di Gregorio Sorgi)